La sedia di Chiavari, conosciuta anche col nome di “chiavarina”, è una sedia in legno, tipica dell’artigianato ligure, considerata uno dei grandi successi industriali dell’Ottocento.

La chiavarina fu creata nel 1807 dall’ebanista di Chiavari Giuseppe Gaetano Descalzi, detto “Campanino” (1767-1855), che dietro l’invito del marchese Stefano Rivarola, presidente della Società economica di Chiavari, rielaborò alcuni modelli di sedie francesi riconducibili allo stile Impero, semplificandone l’apparato decorativo, riducendo le sezioni degli elementi strutturali ed utilizzando materiali locali.

I legni utilizzati per la struttura in origine furono cinque: il ciliegio selvatico, il noce, l’oppio, il faggio e talvolta il frassino, tutti provenienti dai boschi dell’entroterra.

La seduta era realizzata da fili di salice palustre, intrecciati a mano in trama, orditi direttamente sul telaio della seggiola e annodati secondo il sistema ideato dallo stesso Descalzi in modo da ottenere un disegno a quadri, a spighe o a lisca di pesce. Questo lavoro era affidato alle donne, le seggiolaie, le quali a volte inserivano tra i fili disegni eseguiti con la lana.

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Due chiavarine originali appartenute ai miei nonni

L’estrema leggerezza e la notevole robustezza ottenute attraverso lo studio delle sezioni strutturali e degli incastri dei componenti del sistema, sono le caratteristiche principali di questa sedia e l’origine del suo successo: ciascun componente della sedia è infatti dimensionato in base alle sollecitazioni specifiche a cui è chiamato a rispondere. Il messo a punto dal “Campanino” concorre alla robustezza della struttura.

La sedia ebbe successo e in breve tempo nacquero moltissime manifatture a Chiavari e nei comuni limitrofi: alla morte di Gaetano Descalzi, avvenuta  nel 1855, si contavano circa 600 operai impiegati nel settore. La chiavarina fu apprezzata da Carlo Alberto di Savoia, da Napoleone III e dallo scultore Antonio Canova.

La sua fortuna declinò per l’avvento delle austriache sedie Thonet, prodotte in serie, meno costose, e costituite di pochi elementi facilmente smontabili, e nella seconda metà del XX secolo, per la concorrenza della produzione industriale.

L’arte della sedia a Chiavari ha continuato fino ai giorni nostri configurandosi, a partire dalla seconda metà del Novecento, come un tipo di produzione artigianale, dalle caratteristiche uniche, portato avanti da manifatture a carattere familiare che producono ancora la sedia chiavarina con metodi e materiali tradizionali.

L’architetto e designer Gio Ponti trasse ispirazione dal sistema strutturale della sedia di Chiavari per la sua sedia Superleggera del 1955, prodotta da Cassina, i cui primi prototipi risalgono al 1949, nel 1951 diventando poi il modello Chiavari, a cui seguì un modello chiamato Leggera, fino al modello definitivo.

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Gio Ponti e la sua Superleggera

Nel 2013 il designer Davide Conti ha reinterpretato questo grande classico attraverso un restyling dinamico e contemporaneo che prevede l’unione di colori a forte impatto visivo alle linee classiche della sedia, offrendo un risultato di grande effetto scenico e dinamico: la Chiavarina Supercolor prodotta dai F.lli Levaggi snc di Chiavari, Italia.

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Davide Conti, Chiavarina Supercolor

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