Nel cuore di Firenze, a pochi passi da Palazzo Pitti, c’è un palazzo, proprio di fronte alla colonna di piazza San Felice, che passerebbe quasi inosservato se non fosse per una targa (due per la verità, l’altra è in via Mazzetta) affissa sulla facciata: “Qui scrisse e morì Elizabeth Barrett Browning che in cuore di donna conciliava scienza di dotto e spirito di poeta e fece del suo verso aureo anello fra Italia e Inghilterra”.

Forse non tutti conoscono la storia di questa poetessa coraggiosa e appassionata: nata in una famiglia londinese benestante, sin da giovanissima fu costretta a letto per molti anni a causa di una malattia non ben diagnosticata e curata con ingenti dosi di laudano e oppio. Ottenne notorietà per i suoi versi, i quali attirarono l’attenzione di un brillante giovane, Robert Browning, non ancora famoso all’epoca, che si innamorò della sua poesia e insistette per incontrarla nonostante le ritrosie di lei. Dopo alcuni intensi incontri, contro il volere del dispotico padre di Elizabeth, i due si sposarono in gran segreto per poi fuggire alla volta dell’Italia con tanto di cameriera e cane al seguito (il piccolo cocker spaniel Flush a cui Virginia Woolf dedicherà un grazioso libro che racconta proprio questa vicenda).
Quando le porte di Casa Guidi si aprono, oggi come allora, sembra di ritrovarsi in un quadro di fine Ottocento. In fondo, è proprio grazie a un quadro che la casa ricalca l’aspetto originario dell’epoca.
Venuti a mancare i due poeti, gran parte del mobilio andò perduto, ma grazie alla rappresentazione che ne fece il pittore George Mignaty nel 1861 fu possibile ricostruirlo in modo molto fedele all’originale quando l’appartamento fu acquisito nel 1971 dal Browning Institute di New York (passato poi nel 1992 all’Eton College).

Casa Guidi, di George Mignaty, olio su tela, 1861

Il cuore dell’edificio era il salone: qui si svolgeva la vita quotidiana dei Browning, si intrattenevano gli ospiti ed Elizabeth scriveva i suoi versi.

Tra le accoglienti pareti verde pastello, tappezzate di quadri, a dominare è il bordeaux dei divani e del tappeto, accompagnato dall’imperioso bruno scuro dei mobili, come la libreria, sulla quale torreggiano i busti dei due poeti. Sopra il caminetto si trova ancora oggi uno dei pezzi originali: lo specchio dorato, uno dei pochi oggetti pregiati in mezzo a un mobilio semplice e funzionale che era stato acquistato dai rigattieri di Firenze.

La camera da letto dei Browning, scenografia al contempo di momenti felici (la nascita del figlio Pen) e dolorosi (la morte della poetessa), ci accoglie con la sua atmosfera tenue, data dalle pareti avorio sulle quali campeggiano i ritratti di Elizabeth e di suo padre, che incorniciano il letto e un pianoforte (aggiunto in seguito).

La sala da pranzo, invece, all’epoca era decorata da arazzi, ma oggi si presenta in modo sobrio, ravvivata solo da tendaggi cremisi, con un massiccio tavolo al centro e una credenza simile a quella originale.

L’appartamento dei Browning si componeva di altre stanze (lo studio di Robert, il salone, la cucina, la stanza della cameriera Elizabeth Wilson) ma non tutte sono visitabili perché affittate ai turisti.

In queste stanze Elizabeth scrisse versi appassionati inneggiando alla libertà e sposando la causa dei moti risorgimentali. Firenze, sua città d’elezione, la ripagò di tanta sofferenza provata in giovinezza: qui trascorse gli anni più felici della sua vita, e a lei decise di rimanere legata anche dopo la morte; le sue spoglie mortali riposano infatti nel Cimitero degli Inglesi, nel piazzale Donatello, il cui recinto di cipressi incastona un luogo di grande suggestione romantica.

Casa Guidi è visitabile gratuitamente da aprile a novembre, il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 15 alle 18.

Indirizzo: Piazza San Felice 8, Firenze


Foto: 1. Landmark trust, 2. Te la do io Firenze, 3-8 Alessandra Mastroleo